Il mio punto di partenza è la convinzione che la durata della guerra in Ucraina (con il rifiuto degli accordi dopo i primi mesi) sia essenzialmente dovuta alla trasformazione dello scontro tra Ucraina e Russia in un conflitto tra USA e Russia, con il supporto attivo e subalterno dell’Europa.
L’obiettivo di una sconfitta politica della Russia attraverso l’azione militare però è fallito: la guerra, dal punto di vista militare e politico, è stata persa dall’Occidente e dall’Ucraina.
Quando si scommette su una guerra e la si perde, in genere lo sconfitto ne paga le conseguenze politiche ed economiche. In questo caso, i perdenti sono tre: USA, Europa e Ucraina. Tra loro, il più potente e il capofila della guerra sono stati gli USA; di conseguenza, dovrebbero essere quelli a soffrire maggiormente per la sconfitta.
La “fortuna” ha voluto che le elezioni negli Stati Uniti abbiano portato alla sconfitta dei promotori entusiasti del conflitto, i Democratici, ed è stato eletto Trump, il quale, tra i suoi proclami elettorali, aveva inserito la fine della guerra in Ucraina.
Furbescamente e cinicamente, Trump sta giocando la sua carta sulla guerra, fungendo da “intermediario e pacificatore” e, in quanto tale, rivendicando il diritto di evitare i danni della sconfitta, come se la responsabilità del conflitto fosse solo della precedente amministrazione e non della politica di dominazione degli Stati Uniti.
Ne consegue, secondo la visione di Trump, che i danni della sconfitta andranno addebitati politicamente al Partito Democratico, economicamente all’Europa e all’Ucraina.
Per l’Ucraina è evidente: oltre alla terribile e inutile perdita di vite umane, ci saranno perdite territoriali, di risorse e, probabilmente, di sovranità e di libera scelta su chi debba governarla.
Per l’Europa invece la situazione è più complessa: politicamente ed economicamente, essa non può essere paragonata a un paese totalmente subalterno dell’impero statunitense. Avrebbe tutte le capacità per sviluppare una politica autonoma e per difendere i propri interessi, ma ciò sembra impossibile per due ragioni:
1. Si è volontariamente e con entusiasmo lasciata coinvolgere nel conflitto USA-Russia in modo politicamente subalterno, ma economicamente e militarmente molto oneroso, con obiettivi difficilmente individuabili al di là di ideologiche difese della vaga “civiltà europea”;
2. Le classi dirigenti responsabili di quelle scelte scellerate, sebbene molto indebolite e in alcuni casi ormai fantasmi di sé stesse (vedi Macron e Scholz), controllano ancora la politica europea. Un passo indietro e il riconoscimento della sconfitta e degli errori implicherebbe ammettere la propria inadeguatezza e stupidità. Non lo faranno mai.
Trump lo ha capito e abilmente lo sfrutta. Attraverso aperte minacce, costringe la classe politica europea, nel tentativo di mantenersi in vita, ad addossare ai cittadini europei gran parte dei costi economici e politici della sconfitta in Ucraina. Questo avviene sia tramite una fantasmagorica e costosissima politica di riarmo (con armi statunitensi), sia attraverso il ruolo di baluardo politico e militare in prima linea contro la “barbarie” proveniente dall’Oriente, che si tratti di Russia, di Cina o altri, destinando così l’Europa a un inarrestabile declino e a una crescente irrilevanza politica ed economica.
Riusciranno i cittadini europei ad aprire gli occhi? Difficile dirlo. Il variegato mondo della sinistra europea è il principale responsabile dello sfacelo, e molti elettori sembrano volerlo punire sostenendo formazioni di destra, anche estrema. Tuttavia, più che una punizione per la classe politica responsabile, questo fenomeno rischia di provocare maggiori sofferenze per la parte più povera della popolazione europea e di aumentare la ricchezza e l’arroganza delle élite economiche che, come sempre, sanno servirsi della destra estrema quando torna loro utile.
Certo, se questo scenario portasse a un eccessivo impoverimento, non solo delle classi emarginate ma anche della maggioranza della popolazione, allora per le élite politiche ed economiche sarebbe difficile mantenere il potere in un quadro democratico. E a quel punto, tutto potrebbe accadere.
Un’altra variabile, enormemente importante, è l’evoluzione dei rapporti internazionali. Fino a quando la politica “pacificatrice” di Trump potrà proseguire in un mondo in subbuglio, nel quale si stanno ridefinendo le strutture di potere a livello globale? Rimane quindi sempre aperta la possibilità di nuovi conflitti militari con esiti e implicazioni imprevedibili.
L’unica certezza è che, se continuerà su questa strada, l’Europa sarà in balia degli eventi senza alcun ruolo di rilievo.